IL RADON NEI LUOGHI DI LAVORO – VALUTAZIONE DEL RISCHIO

Il radon è un gas radioattivo che si genera dal decadimento di elementi delle serie dell’uranio e del torio presenti in rocce e suoli. All’aperto i suoi livelli sono generalmente bassi, ma negli ambienti chiusi (indoor) può accumularsi raggiungendo concentrazioni elevate, rappresentando un rischio per la salute. In particolare, le concentrazioni indoor di radon variano durante la giornata e le stagioni: i livelli più alti si registrano al mattino e in inverno, a causa della scarsa ventilazione e della differenza di temperatura tra interno ed esterno. Il radon entra negli edifici principalmente dal suolo circostante e sottostante, ma anche attraverso materiali da costruzione (es. tufo, graniti, pozzolane, porfidi) utilizzati nella costruzione o come rivestimenti interni, dall’acqua presente nel sottosuolo, che funge da conduttore naturale per il radon, e, in misura minore, dall’aria esterna.

L’unità di misura standard con cui si identifica l’attività del radon nell’aria è il Becquerel per metro cubo (Bq/m³), la quale non ne indica la quantità, ma la sua radioattività, ovvero la velocità con cui i suoi atomi si disintegrano.

Il radon è il secondo fattore di rischio per il cancro ai polmoni dopo il fumo, contribuendo al 10% dei casi totali. L’effetto sinergico tra radon e fumo aumenta significativamente il rischio. Per minimizzare il rischio, è fondamentale mantenere i livelli di radon il più bassi possibile.

Il radon è presente potenzialmente in tutti i luoghi di lavoro e la normativa vigente (d.lgs. 101/2020) lo gestisce come una situazione di esposizione esistente, utilizzando il livello di riferimento (LdR) di 300 Bq/m3 per determinare la necessità di interventi correttivi. Il datore di lavoro è obbligato a ridurre le concentrazioni di radon al livello più basso possibile, anche se non superano il LdR, per proteggere la salute dei lavoratori e del pubblico. Le attività lavorative in luoghi sotterranei, seminterrati, al piano terra o che prevedono la movimentazione di grandi volumi d’acqua sono particolarmente a rischio. La normativa identifica specifici luoghi di lavoro dove il rischio non può essere ignorato, come ambienti interrati, stabilimenti termali e attività previste dal Piano nazionale d’azione per il radon (PNAR).

La normativa vigente richiede la misurazione della concentrazione media annua di radon in aria per valutare il rischio, affidandosi a servizi di dosimetria riconosciuti. I luoghi di lavoro con livelli di radon superiori al limite di riferimento (LdR) di 300 Bq/m3 devono adottare misure correttive per ridurre la concentrazione, guidate da un esperto in interventi di risanamento (EIIR). Se tali interventi non sono sufficienti, si ricorre a misure di protezione individuale, valutando le dosi ricevute dai lavoratori. Anche i luoghi di lavoro non inclusi nella normativa possono beneficiare di misurazioni preventive e interventi di risanamento. La valutazione del rischio di esposizione al radon deve essere integrata nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), includendo relazioni tecniche e stime delle dosi individuali. In caso di superamento del LdR, l’esercente è obbligato a informare gli organi di vigilanza e il Ministero del lavoro.

Scarica la normativa di riferimento:
Decreto Legislativo 31 Luglio 2020, n. 101
Decreto Legislativo 25 Novembre 2022, n.203
Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 gennaio 2024
Adozione del Piano nazionale d’azione per il radon 2023 – 2032. (G.U. Serie generale n. 43 del 21/02/2024)
Fact sheet INAIL 2024 “Prevenzione e protezione dall’esposizione al radon nei luoghi di lavoro”

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